Rinunciare?

Difficile essere ottimisti di questi tempi: inizia il nuovo anno e ad Istanbul si usa il simbolo della magia dei bambini per fare stragi… come si fa a trovare un senso? come si fa a continuare come prima?Onestamente… non lo so.

So che quando leggo certe cose mi viene una gran voglia di pensare che non siano vere, che sono lontane e che non mi possano toccano, che non arriveranno mai a toccare chi amo; mi viene una gran voglia di essere egoista e chiudere gli occhi e continuare il mio piccolo pezzetto di vita come se nulla fosse.

Ci si augura, giustamente, un sereno Natale, un buon anno nuovo… ma pare che di serenità, speranza e bontà se ne vedano sempre meno uscendo nella vita.Non sono una pessimista, non lo sono mai stata, forse per troppa ingenuità, forse troppe illusioni… quest’anno mi sono fermata a riflettere e, in effetti, se dovessi riassumere in pochissime parole questo 2016 direi che è stato l’anno della disillusione. La sicurezza, uno dei nostri bisogni primari, non si può più dare per scontata; la paura, a più livelli, sembra essere la regola. Non è mai facile “aprire gli occhi”, vuole dire guardare e sentire il dolore dentro di noi, la sofferenza di chi ci sta intorno, vuol dire provare a proteggersi e non si sa come… ma sento anche che “aprire gli occhi” sia utile, necessario, doveroso, urgente e insieme a questa urgenza nasce in me la speranza che possa essere in qualche misura trasformativo…Non si può negare l’esistenza del “male” nelle sue varie forme: dolore, guerra, morte, sofferenza, invidia, egoismo… non riesco però nemmeno a rinunciare a dare un senso al mio quotidiano, non riesco ad abbandonarmi al cinismo e al pessimismo, al “non senso”, al “non ne vale la pena”… penso al male ma poi mi giro e vedo il sorriso del bimbo di un’amica, le risate con una persona cara, i volti delle persone anziane che ne hanno viste di tutti i colori ma giocano ancora…come si trova una vita di mezzo tra la realtà che c’è e la realtà che si vorrebbe? Mi sembra una lotta anche questa, più intima ma non meno complessa…

Apro un libro e trovo queste parole:“Un uomo che non è passato attraverso l’inferno delle passioni dell’anima non le hai mai superate: esse continuano a dimorare nella casa vicina e in qualsiasi momento può guizzarne una fiamma che può dar fuoco alla sua stessa casa. Se rinunciamo a troppe cose, se ce le lasciamo indietro, e quasi le dimentichiamo, c’è il pericolo che ciò a cui abbiamo rinunciato o che ci siamo lasciati dietro alle spalle, ritorni con raddoppiata violenza

Ecco, forse è a questo che io non mi arrendo: non posso rinunciare! C’è una parte di me che non molla, almeno non ancora, spero resista ancora… non vuole rinunciare, non vuole lasciarsi alle spalle i desideri più intimi, le piccole cose del quotidiano che poi si scopre che non sono per niente piccole, la speranza che, almeno oggi, io possa accogliere e dare un senso a quello che vivo dentro e fuori di me. La speranza che il messaggio di un’amica, un gesto gentile, una piccola soddisfazione, un cibo buono, uno sguardo delicato, una risata possano arricchire la mia giornata e mi possano far vedere che c’è anche altro e mi possano far credere che questo “altro”(lo chiamiamo “bene”?) ha lo stesso diritto di essere considerato e coltivato e che io ho il dovere di non perdermi nel “male” che c’è.

Forse la disillusione arriva dal toccare con mano che non esiste nessuna felicità che non sia “guadagnata”, nessuna felicità che non si debba con forza fare largo tra i problemi della vita di ognuno.

E’ una fatica quotidiana, nessuna falsa illusione, nessun aiuto magico…tanta fatica! “La vita fa a pezzi” ha scritto un mio caro amico poco prima di Natale, lo fa continuamente… e oggi, secondo me, ci vuole un coraggio enorme per rimettere insieme i pezzi, ci vuole un coraggio enorme per mettere al mondo un bambino, per coltivare ogni singolo gesto in una relazione, per resistere al dolore di fronte a una malattia, per non far vincere il desiderio di abbandonarsi alla rassegnazione, per provare a fare qualcosa per sé nonostante tutto, perseguire i propri obietti nonostante i continui ostacoli, fare scelte ogni giorno, scegliersi ogni giorno… un coraggio enorme per non rinunciare. Una fatica che sfianca ma se insieme mi libera, se mi porta a quello che desidero anche solo per un momento, se mi nutre di un piccolo frammento di bellezza… allora torno a casa con qualcosa in più anche se un po’ acciaccata.

Aprire gli occhi vuole dire vedere e sentire il “male”, ma vuol dire anche vedere e sentire donne e uomini che non mollano mai… e la speranza a me si rinnova vedendo poi nei loro volti una nuova ruga che il dolore ha regalato loro ma anche una nuova luce che nasce negli occhi, sempre.Abbiamo solo questo momento, sgangherato e per nulla meraviglioso, ma io… voglio augurarmi e augurarvi che non vi si rinunci, anche quando sembra davvero troppo… anche quando un perché sembra proprio non esserci.

Un augurio per un anno “faticosamente” buono e “nutriente”.

Sabrina

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